Si parla spesso in medicina di “sovradiagnosi”, in quanto questa ha importanti ricadute concrete su decisioni terapeutiche, qualità di vita dei pazienti e costi dell’assistenza sanitaria. Il suo significato é tuttavia equivocato da molti. Molte volte sovradiagnosi è ritenuta sinonimo di risultati “falsi positivi”, cioè diagnosi errata di malattia inesistente a causa di un test “falso” positivo in soggetti sani. Sovradiagnosi si ha invece quando a un individuo viene diagnosticata una malattia che esiste ma che ha notevole probabilità di non provocare in futuro né sintomi, né il decesso, ma che viene trattata peggiorandola la qualità di vita del soggetto. In altre parole, alla maggiore sopravvivenza dovuta alle diagnosi precoci, fa oggi riscontro a causa delle sovradiagnosi un aumento numerico di soggetti che vivono da malati. “In effetti – dice. Gilbert Welch, prof. di Medicina della Comunità e della Famiglia della Darmouth Medical School di Hanover (USA)-“viviamo più a lungo, ma aumenta la probabilità che ci venga detto che siamo invece malati.” Che lo stato di salute migliori grazie a diagnosi e a trattamenti tempestivi è spesso vero, benché l’allungamento della vita e la migliore salute siano ascrivibili pure a abitudini salutistiche oggi più seguite di un tempo (dieta morigerata, attività fisica, non fumare). Insomma, screening e diagnosi precoci rendono le cure più pronte, ma aumentano il pericolo di curare pazienti che mai si sarebbero ammalati. Il dilemma non è da poco e le strategie di prevenzione (screening a tappeto in asintomatici) si scontrano con il rischio di sovradiagnosi e di conseguenti possibili danni psicosomatici causati da approfondimenti e trattamenti non necessari e fonte di ansia. L’esempio più emblematico, rimarcato dallo stesso Richard Albin scopritore del PSA, oltre al rischio di veri falsi positivi, è la sovradiagnosi in pazienti con l’incremento di questo antigene: in effetti non pochi cancri prostatici tendono a non progredire.5582358_orig

La scelta tra rischio di conseguenze esistenziali della sovradiagnosi e vantaggi delle diagnosi precoci, è però difficile. L’incorrere in diagnosi anticipate a prescindere dalla gravità della malattia può favorire la scoperta di alterazioni clinicamente irrilevanti, almeno per quello specifico soggetto. Per il Prof. Welch, ad esempio, allungare la vita non é una priorità né l’esito più interessante, mentre molto più importante sarebbe ”il benessere, il non essere medicalizzato senza necessità e il non dover avere effetti collaterali a causa di un trattamento non necessario.” Non tutti però sono della stessa idea e altri ritengono che la linea di condotta non possa essere univoca, ma basata unicamente sul profilo anche psicologico del paziente e sull’attenta valutazione del potenziale evolutivo della malattia sovradiagnosticata.

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