Il Jazz ci può aiutare
Storia di un Amore

Ennio Brunetta, Ufficiale medico, 1971.

Ennio Brunetta, Ufficiale medico, 1971.

Mi fece un cenno con la mano e mi invitò a suonare anche se mi ero appena affacciato nel locale e non mi conosceva. Era il pianista di un jazz club di Firenze dove il mercoledì sera si suonava una musica che si improvvisava.

Fui assalito dalla curiosità tanto che fui costretto, data l’incompatibilità di orario della caserma che mi ospitava e del locale dove si suonava, a saltare il muro con il mio sassofono.

Le Cascine a Firenze distano un bel po’ dal centro, ma ero allenato grazie alle marce che mi facevano fare, quindi non accusai la fatica anche perché quella zona era popolata da gentili signorine che mi facevano dei larghi sorrisi. Sulla pedana del club erano in tre: piano, batteria e contrabbasso, mi aggiunsi con il sassofono e suonammo prendendo come riferimento alcuni brani di Gershwin.

Psikosax – il mio sassofono – era molto contento. Era lui che, in altre occasioni, si era preso il compito di tradurre in suoni i miei pensieri e le mie passioni, tanto da diventare il mio psicanalista. E’stato sempre un compagno fedele, alcune volte gentile e comprensivo, altre, invece, rigido e severo.

E’ successo che in alcuni periodi anche molto lunghi, non ci siamo frequentati affatto. Gli accordi di mona bemolle, settima aumentata tredicesima, quinta più nona ecc. erano dei colori che non conoscevo; erano i colori che mi offriva quel pianista, volando da una battuta all’ altra.

Provavo un senso di smarrimento, di grande curiosità e persino un brivido lungo la colonna vertebrale. Qualcosa di nuovo stava accadendo: nuove sensazioni, nuova esperienza, curiosità, benessere .
Era come se, finalmente, avessi trovato l’orizzonte che cercavo.

Solo dopo molto tempo , ho avuto cognizione, tecnica e scientifica, di tutto quello che ho vissuto in quei momenti. Ricordo chiaramente l’espressione del viso del pianista il quale si divertiva e mentre incrociava il mio sguardo attonito e gaudente continuava a parlarmi con i suoi colori..
Ascoltavo e recepivo.

L’incontro con il jazz si rivelò come il respiro di una ragazza speciale, quella ragazza che finalmente era arrivata al casello della mia esistenza. Sudavo e godevo: cercavo di essere molto presente perché avevo voglia di rispondere alla musica degli amici di cui non sapevo nulla ma che, con grande disinvoltura, mi raccontavano il loro modo di essere.

In quei momenti provavo un senso di libertà di pensiero, di espressione, di sentimento. Il pittore, pardon, il pianista, dopo un momento di accoglienza, mi lasciò solo con il sassofono, in compagnia solamente dei suoi colori che mi attraversavano l’anima.Il bassista aveva un sorriso trasognato, distaccato, sincero, amabile e trasparente. Nel contempo era insieme a noi ma, anche, in un spazio lontano…. tanto lontano. Il batterista aveva il capo chinato lateralmente a sinistra e si dondolava con tutto il corpo al ritmo della sua esistenza.

Una scarica di endorfine invadeva il mio cervello e il mio corpo. Erano “uomini liberi da schemi”e Il mondo rotolava nelle loro mani. Eravamo, felici di stare insieme e di raccontarci le nostre esperienze.

Il gestore del locale allegro, spensierato e simpatico a vedersi, rideva e si dimenava a suon di musica come fosse sulla pedana con i musicisti. .
Poca luce, molto calore umano.

Oggi dopo tanto tempo sento sulla pelle le note, i sorrisi, gli odori di quella magnifica notte. Sarebbe stato un vero peccato parlare,… avrei rischiato di rompere l’incantesimo.

L’ultimo accordo dell’ultimo brano era speciale perchè era un accordo sospeso, cioè che quello che precede la chiusura dell’intero brano, un do diesis settima che doveva concludere in fa. Quell’ accordo è rimasto in assoluta sospensione perché ancora oggi la mia avventura nel mondo speciale del jazz non si è affatto conclusa. Anzi, è stato l’inizio di un percorso di vita, o meglio, di una filosofia del vivere che, in tanti anni, mi ha donato conoscenza di me, amicizia, consapevolezza e tante altre cose che mi aspetto nel futuro.

Un medico al Valtur

ennio brunetta valtur otrantoNegli anni successivi, sino al 1980, accettai l’incarico di medico al villaggio turistico Valtur di Otranto. In tale circostanza ebbi la possibilità di incontrare grandi artisti, facendo esperienze insolite per un medico.

 

 

 

 

 

 

Jazz e Medicina
1973-bLa medicina non è una scienza esatta perché parte da presupposti teorici certi e spesso giunge a conclusioni che, nel tempo, si possono contraddire tra loro. Il jazz allo stesso modo parte da concetti di spazio e di tempo che si possono misurare e si spinge sino all’armonia e all’estetica del pensiero.Il rigore e la disciplina sono alla base delle jam session,la creatività e l’estemporaneità sono l’anima. La pedana serve a dividere i musicisti da chi ascolta. Gli strumenti base sono: il pianoforte, la batteria e il contrabbasso. Il pianoforte è uno strumento di accompagnamento armonico, la batteria serve a dare la scansione del tempo ed il ritmo, il contrabbasso è come il timone di una nave, serve a dare la direzione e la guida a tutti i musicisti.
Armonia, estetica, ritmo sono i primi ingredienti per una ricetta esplosiva; tutti gli altri solisti si aggiungono alla ricetta di base offrendo colori ed espressioni diverse. Il prodotto finale è la somma di tanti modi di raccontare un momento creativo.

Dal singolo solista si passa al gruppo che genera cooperazione, sinergia, alleanza, complicità, multidisciplinarietà.
Il linguaggio tipico del jazz è il blues che parla di vite vissute e motivi antropologici che raccontano l’amore, la sessualità, la società.
Chiunque, bravo o meno bravo, può salire sulla pedana.
La scelta e la durata del brano da eseguire sono frutto dell’accordo e dell’intesa tra i musicisti. Non c’è distinzione di età, sesso e razza.
Sulla base di un principio di equità si stabilisce il numero di battute che tocca ad ogni solista. Chi sale sulla pedana aspetta il suo turno secondo lo schema concordato.

Bisogna ascoltare l’altro per entrare al momento giusto.
Sulla pedana non esiste assistenzialismo, paternalismo, nepotismo, ma semplicemente confronto, cooperazione, sinergia e spesso, sana competizione.
Vince quello che meglio di ogni altro riesce a comunicare emozioni al pubblico e a tutti gli altri compagni di viaggio. Tutto ciò produce autostima ,amicizia, rispetto.
Tra il solista, i musicisti ed il pubblico si crea un movimento circolare che si basa principalmente sulla relazione e sulla comunicazione attraverso l’arte,
.E’ quanto succede tra medico e paziente…..
e allora mi auguro che il modello della “Jam session” possa allargarsi sino ad invadere tutto il mondo.
Il mio sogno e che TUTTI salgano sulla pedana dell’“Umanizzazione della Medicina” al fine di suonare “La Musica dell’Umanità”.
Chi non sogna non ha futuro, un sogno condiviso è la realtà di domani…

Un grande abbraccio a Tutti Voi.
Ennio Brunetta

L’inizio della medicina sociale

Essendo infettivologo e lavorando nell’unico reparto di malattie infettive di tutto il Salento, avevo un osservatorio importante per collegare il fenomeno, sempre più crescente, del diffondersi dell’uso della droga con il considerevole aumento dei casi di epatite di tipo B nel Salento.
Fu allora che decisi, un po’ per la mia passione per la musica ed un po’per un fenomeno sociale innovativo per una piccola città del profondo sud, di aprire “Le Caveau”, il primo club di musica jazz in Puglia con ingresso e pedana libera.

Nel lasso di tempo di circa 13 anni di attività, diverse generazioni di giovani si interessarono a questa forma d’arte nuova e innovativa. Tra i frequentatori c’erano quelli semplicemente curiosi del fenomeno, quelli che oggi sono dei professionisti affermati, e grandi artisti apprezzati nel mondo, tra cui: Tony Scott, Branford Marsalis, Jimmy Owens, Steve Grossman.
Non ho dati scientifici su quello che può essere stato un probabile aiuto sui tossicodipendenti, ma posso dire che da allora è iniziata, senza che io me rendessi conto, quella che oggi si definisce Medicina sociale.

“Chi non sogna non ha futuro. Un sogno condiviso è la Società di domani”

Leggi le testimonianze:

Prof. Giorgio Buttazzo (RETIS Lab – Area CNR – Pisa)
Emanuele Coluccia (musicista)
Mauro Tre (musicista)
Vittorio Vernaleone

Underground

Il club "Underground" (Maglie, Le), 1988.

Il club “Underground” (Maglie, Le), 1988.

Nel 1986 io e Antonio Culiersi, farmacista e musicista di Muro Leccese (Le), decidemmo di creare un secondo club a Maglie (Le), dove si unirono a noi un altro gruppo di appassionati di musica jazz. La sede era l’ ex discoteca “Underground”, dove c’era un bellissimo pianoforte a mezza coda che fu la nostra fortuna, in quanto ci permise di invitare i più grandi nomi del jazz internazionale. Si esibirono artisti tra cui: Cedar Walton, Buster Williams, Meredith d’Ambrosio, Gianni Basso, e molti altri.

Non solo Ippocrate
Non solo Ippocrate, un progetto nato dalla mente del giornalista romano Achille Martorelli, illustre firma del giornale nazionale di cultura medica “Medico d’Italia”. Mediante un’inserzione sullo stesso giornale riuscì a costituire un gruppo di circa quindici medici-artisti provenienti da tutta Italia, dalla Siciclia al Piemonte. Ennio Brunetta era l’unico medico-artista proveniente dalla Puglia. Il progetto nasce nel 1990 e va avanti fino al 2000 con circa cinquanta tappe in tutt’Italia con spettacoli all’interno degli ospedali, delle comunità per tossicodipendenti e dei luoghi di detenzione. Inconsapevolmente si assisteva al primo tentativo di umanizzare la medicina facendo risaltare la comunicazione tra medico e paziente attraverso l’arte.

Al pomeriggio della domenica ad Arnesano

Concerto di medici-artisti, Arnesano (Le), 2004

Concerto di medici-artisti, Arnesano (Le), 2004

Un’idea nata dall’amicizia dei due medici di base, il dottor Ennio Brunetta e il dottor Artemio Martina (Arnesano), che mossi dagli stessi ideali legati all’arte e alla medicina, sviluppano un progetto artistico condiviso con la comunità che si concretizza all’interno del bellisimo Palazzo Marchesale di Arnesano. Erano previsti incontri estemporanei con pedana libera, che spaziavano dalla musica alla poesia, e dei corsi di musica jazz. L’evento ebbe un tale successo che si assisteva ad una partecipazione di artisti provenienti da tutto il Salento. Inoltre le pazienti del dottor Martina ci espressero la loro simpatia ed amicizia facendoci dono dei piatti tradizionali locali che venivano consumati in un dei pasti condivisi. L’evento animò il paese di Arnesano dal 2004 al 2006 grazie anche al grande sostegno dell’allora Sindaco Dott.ssa Stefania Caione.

La multidisciplinarietà nell’ambulatorio del medico di base
E’ il confronto tra la medicina e le altre scienze nell’ambulatorio del medico di base allo scopo di migliorare la comunicazione medico-paziente. Questo progetto prende forma come una sperimentazione del periodo di un anno (da aprile 2005 a marzo 2006) proposta dalla psicosomatista Tiziana Dollorenzo, all’interno dell’ambulatorio del medico di base di Lecce del Dottor Ennio Brunetta. La ricerca sul rinnovamento della pratica diagnostica e terapeutica si sviluppava con un ciclo mensile di incontri informativi che prevedono il contributo diretto dei pazienti. Ogni incontro era arricchito dalla presenza di artisti, musicisti, poeti, scultori, ecc..

Locandine degli eventi realizzati nell’ambulatorio del Dott.Brunetta

La No Stress big band
No Stress Big BandNel 2005 nasce dall’idea del Dottor Ennio Brunetta con la collaborazione del Maestro Luigi Bubbico (docente di armonia jazz presso il Conservatorio Tito Schipa di Lecce) un’orchestra swing che si ispira ai brani e allo stile del musicista Glen Miller. Questo progetto dopo diversi anni viene riconosciuto e portato avanti dallo stesso Conservatorio di Lecce.

Dal 2007 al 2013 il dottor Ennio Brunetta realizza all’interno del proprio ambulatorio un ciclo mensile di incontri con i pazienti dedicato al tema ”Comunicazione medico-paziente attraverso l’Arte e le Scienze”.

L’Associazione Arte e Medicina
La naturale evoluzione della ricerca condotta sul tema comunicazione medico-paziente, porta alla nascita, nel 2011 dell’associazione Arte e Medicina. Il grande obbiettivo che l’associazione si pone è quello di diffondere le buone pratiche per umanizzare la medicina. A Tal proposito nasce Rete Arte e Medicina, costituita da tutti quelli che si auspicano un rinnovamento culturale della medicina attraverso l’arte.

Di seguito una serie di foto della sede del Club Arte e Medicina, in Via casanello,17/a Lecce. Un salotto che oggi non ha confine geografico nel quale ci si incontra per scambi culturali e artistici.

Umanizzazione della Medicina
Il progetto “Umanizzazione della Medicina attraverso l’Arte” viene accolto dal Direttore Artistico dalla Candidatura di Lecce Capitale Europea della Cultura nel 2019, Airan Berg ed inserito all’interno del Bidbook presentato alla commissione europea nel settembre del 2013.

I medici attraverso arte e scienza parlano di comunicazione
Evento : Città di Lecce Hospital. “I medici attraverso arte e scienza parlano di comunicazione”.

Umanizzazione della Medicina
Evento: Ostuni, foto, video, locandina “Umanizzazione della Medicina”

La risata come terapia
Programma di informazione/formazione dell’Umanizzazione della Medicina 2014-2016 – “La risata come terapia” Citta di Lecce Hospital.

Rete Arte e Medicina con Lecce2019
lecce2019-reteartemedicina-560x247Airan Berg, Direttore Artistico dalla Candidatura Di Lecce Capitale Europea della Cultura 2019, accoglie Il progetto Arte e Medicina all’interno del Bid Book