Paul Wittgenstein perse un braccio nella Grande Guerra ma non si arrese e suonò composizioni scritte apposta per la sola mano sinistra .

Paul, nato nel 1887, era il figlio maggiore della famiglia Wittgenstein, famosa e prolifica nella Vienna Imperiale – nove figli, sei maschi e tre femmine. Il padre Karl era un ricchissimo e celebrato industriale dell’acciaio (tra gli uomini più ricchi d’Europa) e il suo salotto, orchestrato anche dalla moglie Leopoldine, valida pianista, vedeva avvicendarsi tra i tanti ospiti alcuni dei più bei nomi del mondo musicale mitteleuropeo a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento: Brahms, Mahler, Richard Strauss, Bruno Walter, Clara Schumann. Paul suonava il pianoforte, che studiò prima con Malvine Brée e poi con il famoso virtuoso polacco Theodor Leschetziky.

Fenomeno unico quello di Paul Wittgenstein ? Non proprio. «Seppe mettere a frutto una dote del cervello che tutti posseggono», spiega il professor Lorenzo Pinessi, direttore del dipartimento di Neuroscienze e salute mentale dell’Azienda ospedaliera universitaria Città della Salute di Torino. «Mi riferisco alla naturale plasticità che questo organo possiede. Sappiamo che l’emisfero destro dell’encefalo comanda il lato sinistro del corpo, e l’emisfero sinistro il lato destro. Se una parte dell’organismo viene a mancare (come in seguito a un’amputazione), l’area motoria della parte illesa lentamente subentra nel ruolo dell’altra, che tiene in quiescenza la funzione venuta a mancare (per esempio, l’uso della mano) che prima era di sua competenza ma mantenendo le altre (il movimento della gamba)». Ma è possibile facilitare questo passaggio di competenze ? «Certamente. Oggi disponiamo di svariate tecniche stimolatrici, ma alla base c’è sempre la ferrea volontà e la costanza del soggetto interessato». Due doti che a Paul Wittgenstein certo non mancavano.

articolo estratto da: corriere.it

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