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Da autobiografismi

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E i medici arrivarono subito uno dopo l’altro: arrivò, cioè, un Corvo, una Civetta e un Grillo-parlante.
“Vorrei sapere da lor signori” disse la Fata, rivolgendosi ai tre medici riuniti intorno al letto di Pinocchio “vorrei sapere da lor signori se questo disgraziato burattino sia vivo o morto!…”
A quest’invito, il Corvo, facendosi avanti per il primo, tastò il polso a Pinocchio, poi gli tastò il naso e il dito mignolo dei piedi: e quand’ebbe tastato ben bene, pronunziò solennemente queste parole:
“A mio credere il burattino è bell’e morto: ma se per disgrazia non fosse morto, allora sarebbe indizio sicuro che è sempre vivo!”
“Mi dispiace” disse la Civetta “di dover contraddire il Corvo, mio illustre amico e collega: per me, invece, il burattino è sempre vivo; ma se per disgrazia non fosse vivo, allora sarebbe segno che è morto davvero”. index.jpgu
“E lei non dice nulla?” domandò la Fata al Grillo-parlante.
“Io dico che il medico prudente, quando non sa quello che dice, la miglior cosa che possa fare, è quella di stare zitto.
Del resto quel burattino lì, non m’è fisonomia nuova: io lo conosco da un pezzo!” (…)
A questo punto si sentì nella camera un suono soffocato di pianti e di singhiozzi.
Figuratevi come rimasero tutti, allorché, sollevati un poco i lenzuoli, si accòrsero che quello che piangeva e singhiozzava era Pinocchio. images.jpgl
“Quando il morto piange, è segno che è in via di guarigione” disse solennemente il Corvo.
“Mi duole di contraddire il mio illustre amico e collega” soggiunse la Civetta “ma per me quando il morto piange, è segno che gli dispiace a morire”.

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