La lezione di Maffei: “Attenti, la rete ci fa schiavi”

di VALERIO VARESI

bologna.repubblica.it

Lamberto Maffei (agf)

Negli anni Settanta Jean-Paul Sartre pubblicava Ribellarsi è giusto, un pamphlet destinato a diventare uno slogan della contestazione giovanile contro le ingiustizie della società occidentale. A distanza di quarant’anni Lamberto Maffei, uno dei maggiori studiosi italiani di neuroscienze, pubblica per il Mulino Elogio della ribellione, che presenterà domani alle 21 nel cortile dell’Archiginnasio, toccando gli stessi temi.deepfake.jpgr

Professor Maffei, la storia si è fermata? O riproduce a distanza di tempo le stesse condizioni?
“La ribellione nasce quando le condizioni di vita non sono più sopportabili. Oggi, ovunque nel mondo c’è agitazione, conseguenza di violenza, corruzione, sfruttamento, politici pessimi. Siccome non siamo pecore e ambiremmo a partecipare alle scelte senza subirle, ciascuno di noi, usando la ragione, comprende che occorre ribellarsi a un mondo dove l’1% della popolazione detiene più ricchezza del restante 99%. Così non può funzionare. Di fronte a ciò invoco la pacifica rivolta della ragione”.

Nel suo libro lei mette in guardia dal pericolo della tecnologia digitale. In che modo presenta rischi?
“Non sono contro la tecnologia, ma contro l’uso che se ne fa. La generazione che io chiamo “dei due pollici” sa usare smartphone, tablet e computer, ma questi strumenti diventano pericolosi se si trasformano in un modo di ragionare solo visivo. Normalmente l’emisfero destro del cervello controlla l’emotività e ciò che concerne l’immagine, mentre il sinistro presiede alla ragione e al linguaggio. L’immagine colpisce direttamente la parte istintiva del cervello, quella che è più disposta ad accettare gli stimoli esterni senza filtri. Un’immagine è vera di per sé. Detto questo, il linguaggio informatico è visivo. Un tweet è visivo, la tv è visiva. Vengono saltati i procedimenti critici della ragione”.images.jpgh

Questo può produrre un’involuzione?
“Il linguaggio visivo era quello dell’uomo primitivo, quello istintuale. Produce ciò che definisco “la cellulite del cervello” trasfor-mando il cittadino in pecora. Considerando che, come diceva il Grande Inquisitore nei Karamazov, l’uomo non vuole la libertà, ma piuttosto una guida, ciò rende tutto ciò ancor più pericoloso. Crea quello che l’economista Amartya Sen definisce “lo schiavo felice”. Se uno non ha niente, basta dargli una piccola cosa per appagarlo”.

Oltre che elogiare la ribellione lei elogia la lentezza: perché nell’era della velocità?
“Il cervello è una macchina lenta rispetto agli strumenti elettronici. La riflessione e il ragionamento sono lenti. La velocità fa sì che si decida

senza pensare. Così Blair e Bush stabiliscono di far guerra in Iraq accorgendosi dopo di aver commesso una sciocchezza. Con la cultura visiva prevale la risposta istintiva ed emozionale”.

images.jpghL’essere sempre connessi porta alla solitudine?
I giovani parlano col mondo ma sono soli perché manca loro il contatto con l’altro, l’emozione dell’incontro. I vecchi non sanno usare gli strumenti e, isolati, invecchiano prima“.

 

JOIN THE DISCUSSION

Translate »