Firenze. Al Meyer il coro di medici e infermieri: così la musica «cura» i prematuri h

Il coro del Meyer nel reparto di Terapia intensiva neonatale

Nel grande ospedale pediatrico, il reparto di terapia intensiva neonatale è blindato e protetto come uno scrigno. D’altra parte è qui che si custodisce la vita più fragile, quella dei bambini nati prematuri o bisognosi di cure subito dopo la nascita. Minuscole creature ospitate in culle termiche e continuamente monitorate: le macchine a cui sono attaccati emettono acuti beep quando i parametri vitali – respirazione, battito cardiaco – richiedono un intervento del personale, che presidia la sala 24 ore su 24.

Ma c’è un momento in cui le macchine tacciono e si crea un silenzio che avvolge tutti: è quando il coro formato da infermieri, medici e operatori dell’ospedale canta le sue ninne nanne a più voci. Siamo al Meyer di Firenze, il primo ospedale nato in Italia (era il 1891) destinato unicamente i bambini. Si può dire che per la cura dei più piccoli qui si fa veramente di tutto.

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Compreso il canto. Il coro, racconta Silvia Boretti, corista e coordinatrice degli infermieri del reparto di terapia intensiva neonatale, è nato nel 2015, da un incontro con alcuni professionisti della cooperativa Athenaeum per programmare attività musicali nell’ospedale.

Oggi si chiama “musicoterapia”, ma l’idea che il canto di una mamma sia estremamente efficace nel dare benessere a un bambino e nell’alleviare ogni sua sofferenza è antica come il mondo. Cosa fare però quando il bambino, appena nato, invece di poter essere cullato a casa dalla madre, deve restare in ospedale? «Ci siamo detti: se fa bene il canto delle mamme, possiamo farlo anche noi». Silvia racconta così, da questa semplice idea, la nascita di questo coro che ha preso subito il nome di TIN’canto: TIN infatti è la sigla del reparto da cui l’iniziativa è partita. Nel tempo si sono aggiunti altri operatori sanitari, tecnici, medici, infermieri: adesso è rappresentato tutto l’ospedale.

Si ritrovano per le prove una volta la settimana, il giovedì, fuori dall’orario di lavoro, nello Spazio dello Spirito, il luogo multifunzionale creato nell’ospedale per accogliere insieme la meditazione laica e la preghiera dei fedeli di ogni confessione religiosa, di cui alcune pareti scorrevoli mostrano o nascondono i simboli. Guidati dalla maestra Roberta – unica musicista professionista – i cantori intonano le note gentili di ninne nanne, melodie attinte dal repertorio classico e moderno, accompagnate con delicatezza da una chitarra, certe volte dal pianoforte o da altri strumenti ancora, a seconda della partitura.

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Si esibiscono in occasioni speciali, dentro e fuori l’ospedale: una volta l’anno fatto davanti al Meyer tutto illuminato di viola, per festeggiare la Giornata del bambino prematuro. Ma i concerti più belli sono quelli dedicati ai piccoli, e alle loro famiglie, fatti in privato, senza clamore, nella penombra del reparto. È lì che il canto diventa anche un atto d’amore.

«Quando cantiamo dentro il reparto di terapia intensiva neonatale – racconta Silvia – c’è grande emozione da parte di tutti. Da parte dei genitori, da parte delle persone che vi lavorano e da parte nostra, che cantiamo. Si crea una magia, noi entriamo in punta di piedi e alla fine ci emozioniamo tutti». Il pubblico che sembra gradire più di tutti è quello dei bebè, sottolinea l’infermiera- corista: e mentre lo dice gli occhi le si velano di commozione. «Abbiamo notato che quando andiamo lì a cantare i monitor smettono di suonare. Magari è solo una coincidenza, ma a noi piace pensare che il canto influenzi i loro parametri vitali».

Il piccolo miracolo del Meyer: la voce morbida, e il ritmo del canto, che pian piano rallentano fino a sincronizzarsi col battito dei piccoli cuori che lottano per vivere.

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