Intervista al dott. Ennio Brunetta per Salento Medico, magazine bimestrale di medicina.

Recuperare le radici umanistiche della medicina. e’ la ricetta del dott Brunetta, presidente dell’associazione culturale “Arte e Medicina” con sede a Lecce

Dott. Brunetta, Lei da diverso tempo porta avanti una particolare ricerca sul rapporto medico-paziente. Ce ne vuole parlare?

“Da diversi anni, 8 per l’esattezza, sono fortemente impegnato nel recupero e la valorizzazione di quegli aspetti umani e culturali che, oggi più che mai, devono animare la professione del medico. Il punto centrale della mia ricerca è il processo di Umanizzazione della Medicina attraverso l’arte, l’arte intesa come mezzo di comunicazione tra medico e paziente. A mio avviso oggi è il momento giusto per il recupero delle radici umanistiche della medicina, di quell’umanesimo che si fonda sul rispetto, l’ascolto, lo spirito critico, la speranza e la solidarietà. Negli Stati Uniti, in Canada e in Francia, ad esempio, ci sono reparti nelle strutture ospedaliere che coinvolgono artisti nei processi di cura. Programmi di ricerca vengono avviati per studiare gli effetti dell’arte sulla mente. Oggi Arte, Medicina e il Pianeta Sanità hanno ripreso a parlarsi dopo decenni di allontanamento. Le origini del conflitto sono da ricercare nelle profonde forze storiche, nella metamorfosi del concetto di responsabilità, nella trasformazione dei modelli organizzativi della sanità”.

E l’avvento della tecnologia non ha favorito un processo di avvicinamento?

“No, tutt’altro. La tecnologia ha favorito il processo di allontanamento del paziente dal medico. E’ nata così la “medicina difensiva”, fenomeno individuato nell’ambito del Congresso degli Stati Uniti d’America e che pesa sulla spesa sanitaria totale per l’11.8%. A bilanciare questo processo di allontanamento, per fortuna da oltre vent’anni sono diventati sempre più numerosi i medici che si sono rivolti all’arte e l’hanno introdotta negli spazi di cura, l’hanno coltivata, e tutt’ora continuano a farlo, come forma di sostegno alla propria attività clinica, proponendola ai pazienti come efficace supporto terapeutico e stimolo di guarigione”.

Sembrerebbe delinearsi un nuovo orizzonte per la medicina?

“Si, esattamente, un orizzonte in cui l’arte diviene una reale e concreta azione di cambiamento dell’essere medici, pazienti, cittadini; questo nuovo orizzonte arriva a dare nuovo senso a vecchie pratiche e rinnovato significato a relazioni umane che esistono da sempre e che oggi più che mai necessitano di un recupero dei propri valori fondanti: il rispetto, l’ascolto, lo spirito critico, la speranza e la solidarietà. E’ proprio grazie all’apertura di questa nuova prospettiva che oggi negli ospedali si dipinge, si suona, si danza, si fa teatro, riuscendo così a stimolare la capacità umana a risuonare con ciò che ci circonda in modo empatico. Quest’empatia può però essere sfruttata non solo durante la cura ma anche, e soprattutto, nella fase precedente e cioè durante l’elaborazione di un’anamnesi”.

Quindi secondo Lei suono, movimento, colore e parole possono mettere in moto un processo di guarigione sin dalla fase dell’anamnesi?

“Infatti, la condivisione di momenti di bellezza, secondo me, apre canali di comunicazione nuovi le cui potenzialità si vedono già in studio dove la condivisione di emozioni migliora il rapporto medicopaziente. Per questa via la medicina abbandona il caposaldo ottocentesco della relazione causaeffetto nel riconoscimento e trattamento della malattia e torna ad avere un approccio olistico al paziente, come accadeva ai tempi della scuola di Kos nell’antica Grecia e come tuttora accade presso la medicina orientale. E guardi bene che tutto ciò comporta una nuova concezione di salute non solo in termini individuali ma anche dal punto di vista sociale. Ciò infatti implicherebbe un coinvolgimento degli organi di governo che, oggi più che mai, hanno necessità di controllare la spesa sanitaria, con conseguenti ricadute positive sull’economia. E’ necessario perciò trovare nuove forme di comunicazione tra medico e paziente e ciò può avvenire anche attraverso l’arte”.

Intorno a questa ricerca Lei ha elaborato un progetto molto particolare, vero?

“Si, Lei fa riferimento a “Arte e medicina nei castelli”, una settimana ricca di appuntamenti dedicati al confronto sulle potenzialità dell’incontro tra arte e medicina. Si tratta di un progetto che intende mettere in rete discipline, competenze e professionalità diverse tra loro e fare sistema al fine di permettere la crescita di un territorio attraverso una potente azione di comunicazione intorno al tema dell’umanizzazione della medicina”.

Ne è Lei il promotore?

“Non solo. Siamo in tre – il “Salotto Culturale Samà”, il “Salento Guitar Festival” e “Arte e Medicina” di Lecce – seppur con differenti missioni ad avere un comune obiettivo: creare un’azione replicabile negli anni che possa segnare un percorso attraverso luoghi del Salento delle tre province di Lecce, Brindisi e Taranto. Tutto ciò al fine di riscoprire il forte nesso esistente tra arte e medicina. “Arte e medicina nei castelli” si svolgerà dal 12 al 19 settembre all’interno di alcuni dei castelli delle tre province. Attraverso incontri, eventi, lezioni-concerto, mostre e performance i castelli ritorneranno a vivere riscoprendo la loro funzione di contenitori di cultura, si apriranno così al territorio e incontreranno la cultura dei luoghi, portando conoscenza intorno al tema dell’umanizzazione della medicina. La mattina ci saranno incontri in cui alla lezione su temi quali i neuroni specchio e l’effetto placebo e nocebo ecc. si alternerà il concerto o il reading, il pomeriggio
e la sera visite guidate per i siti archeologici del territorio, momenti d’incontro con l’artigianato e le produzioni locali. Il programma dei singoli appuntamenti sarà affidato non solo a me ma anche alla direzione artistica dei responsabili del “Salotto Culturale Samà” e del “Salento Guitar Festival”.

Altre collaborazioni?

“Stiamo tessendo una tela molto interessante di soggetti pubblici e privati che hanno già ampiamente manifestato la propria adesione al progetto e siamo in fase di formalizzazione. Ma ho già da ora l’onore di menzionare la collaborazione con la Scuola Internazionale di Umanizzazione della Medicina di Torino, grazie all’interesse manifestato dalla direttrice, la dott.ssa Rossana Becarelli, medico e antropologo. Mi permetta di sottolineare che
l’evento nell’insieme sarà occasione unica in Italia per uno scambio di esperienze tra il gruppo di medici artisti nazionale e i medici artisti locali. E’ anche prevista la partecipazione di pazienti-artisti e del personale
parasanitario tutto, invitato a partecipare. Anzi, colgo l’occasione per invitare tutti i colleghi medici artisti che, se interessati, potranno mettersi in contatto direttamente con me al numero 333.7107642 o scrivere alla mail lecaveau@libero.it”.

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