Parte dall’ospedale di Scorrano un’interessante esperimento che prevede l’uso della “pizzica” nella terapia dei pazienti affetti da psicosi

Come mai la scelta della “pizzica” in un reparto di Psichiatria? Lo chiediamo al dottor Vito Cannazza, radiologo presso l’ospedale “Ignazio Veris Delli Ponti” di Scorrano che ha ospitato l’iniziativa. “Faccio parte di un gruppo di musica popolare salentina -ci spiega-. Ho conosciuto uno scrittore coriglianese che sta raccontando la storia di una ragazza del Nord aetta da autismo, che ogni anno viene in Salento per il concertone della Notte della Taranta, durante il quale balla no allo snimento dichiarando di sentirsi sempre meglio. Quando eravamo bambini anche le nostre madri utilizzavano spesso il tamburello per farci tornare il sorriso se eravamo tristi (e a volte anche come arma impropria, per farci rinsavire). Da qui l’intuizione, supportata da una antica tradizione di medicina popolare e da innumerevoli studi di antropologia culturale, di sperimentare questo genere musicale e di danza contadina su persone affette da un disturbo mentale ben diagnosticato e codicato, per individuare eventualmente -conclude- le modalità, i meccanismi, l’intensità con cui la pizzica agisce e documentare scienticamente i beneci clinici”. Il dottor Mariano Dimonte, anche lui radiologo presso lo stesso ospedale, ha condiviso l’iniziativa. “Sono membro dell’Associazione Medici per l’ambiente , impegnata sui temi della sostenibilità in medicina e della prevenzione primaria. La nostra losoa abbraccia l’aspetto del recupero dei saperi profani e dell’esperienza pratica e manuale, della creatività artigianale, del pensiero critico, del cenacolo letterario, che estesa alla medicina signica anche cercare di allentare la morsa dell’ expertise istituzionale sulla salute umana e dissociarsi da una medicina invischiata in logiche commerciali e cronicamente aetta da conitti di interesse”. “Scopo primario dell’iniziativa -continua il dottor Cannazza- era registrare preliminarmente le reazioni dei pazienti a questa terapia alternativa, completamente umana, estremamente semplice, altamente socializzante e probabilmente del tutto priva di effetti collaterali”. I pazienti in questione erano aetti da psicosi e in genere vengono ricoverati per brevi periodi al riacutizzarsi dei sintomi. E l’iniziativa è stata un successo:

“La partecipazione di tutti è stata elevatissima -sottolinea Cannazza-: voglio ringraziare il responsabile di Psichiatria, il dottor Macrì, i volontari della sezione magliese dell’Associazione Volontari Ospedalieri e il personale medico e infermieristico, che si sono dimostrati abili animatori ballando e cantando insieme ai pazienti. Casualmente abbiamo sperimentato la pizzica su un gruppo perfettamente omogeneo dal punto di vista clinico e, considerata la riuscita, si è pensato a uno studio-pilota per la valutazione della somministrazione della pizzica nella psicosi”.

Lo sta scientico dello studio-pilota è attualmente in via di denizione, così come il target clinico da analizzare: se l’acuzie o la cronicità del disturbo mentale.

Tutti i vantaggi della “pizzicoterapia”

Che la musica inuisca sull’umore è intuitivo; basti pensare a un ritmo che ci mette allegria o alla nenia di una mamma che addormenta un bambino. E l’ecacia della musicoterapia nelle psicosi è ormai dimostrata da numerosi studi scientici. Nella tradizione culturale salentina, il corposo studio di Ernesto De Martino conferma come il tarantismo (che, al di là delle credenze popolari, è in sintesi un disturbo psichico) venisse validamente curato con la pizzica tarantata. Due radiologi con la passione per la musica, Mario Dimonte, medico e sociologo, e Vito Cannazza, leader del gruppo di musica popolare salentina Argalio, hanno proposto un insolito pomeriggio musicale nel reparto di Psichiatria dell’ospedale di Scorrano, in collaborazione con il Circolo Argalio di Corigliano d’Otranto e l’Associazione Volontari Ospedalieri di Maglie. Per più di due ore i pazienti, in gran parte psicotici, coinvolti dal ritmo della pizzica, hanno cantato e ballato spontaneamente. I musicisti hanno suonato senza un programma prede-nito, cercando di intuire i ritmi e i brani che più stimolavano il ballo collettivo. Il tamburello ha scosso dal torpore anche pazienti che, rinchiusi nel loro mondo, non avevano mai mostrato interesse per la musica. “Siamo soddisfatti dell’iniziativa -dichiara il dottor Dimonte-L’evento ha certamente il merito di aver fatto tornare il sorriso sul volto dei pazienti. La ricerca antropologico-culturale sulla pizzica ci fa supporre che in determinati soggetti psicotici il ritmo forsennato dei tamburelli produceva eetti catartici e liberatori. Il successo di questo pomeriggio ci suggerisce di avviare uno studio pilota che riporti la pizzica salentina ad occuparsi di disagio mentale”.

Carla Ruggeri [BelPaese 19 aprile 2014]

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